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Inquinamento acustico dell’ambiente marino

Inquinamento acustico dell’ambiente marino


Se si prova a mettere la testa sott’acqua tenendo gli occhi chiusi è immediato che gli altri sensi, in particolare l’udito, diventino di primaria importanza. I suoni sono diversi, più ovattati e allo stesso tempo più forti. Si può percepire il suono dell’acqua che si muove e quello delle bollicine d’aria che si formano quando si nuota. E se si pensa per esempio al “plouf” di una conchiglia che cade in mare, il suono sarà avvertito in modo attutito e meno acuto se si è sott’acqua rispetto a quanto si è abituati a sentire restando sopra la superficie.

A partire da queste semplici idee si può provare ad immaginare come può essere la vita per gli abitanti del mare, immedesimazione necessaria per iniziare a comprendere quale sia l’impatto del rumore provocato delle attività dell’uomo sulla vita degli animali.

L’importanza dei suoni per gli animali

Le varie specie di animali che popolano i mari possono usare i suoni in modo sia passivo che attivo per adattarsi all’ambiente e sopravvivere. Per uso passivo si intende la ricezione dei suoni da parte dell’animale: consente di percepire la presenza di predatori e prede, di localizzare gli individui della stessa specie e di orientarsi nello spazio. Per uso attivo si intende invece la produzione dei suoni: è necessaria per comunicare, per l’accoppiamento, per la ricerca di cibo, per confondere e stordire le prede, per distrarre un predatore e avvertire gli altri membri del gruppo in caso di pericolo. I suoni sono fondamentali per molti abitanti del mare perché sott’acqua c’è poca luce e costituiscono uno strumento di visione subacquea la cui importanza supera quella della vista. Da considerare inoltre che nell’acqua il suono si propaga più velocemente che nell’aria e per zone molto più vaste. La distanza di propagazione del suono dipende dalla sua frequenza: più bassa è la frequenza maggiore è l’area in cui il suono si propaga, fino a decine o centinaia di chilometri di distanza.

Fonti di inquinamento acustico dei mari

L’inquinamento marino è stato definito, secondo una definizione del GESAMP (Joint Group of Experts on the Scientific Aspects of Marine Environmental Protection), l’“Introduzione diretta o indiretta da parte umana, di sostanze o energia nell’ambiente marino (...) tali da provocare effetti deleteri quali danno alle risorse viventi, rischio per la salute umana, ostacolo alle attività marittime compresa la pesca, deterioramento della qualità dell’acqua per gli usi dell’acqua marina e riduzione delle attrattive”. L’inquinamento acustico è quindi causato dall’immissione di rumori, cioè di energia, in quantità eccessiva rispetto a quanto l’ambiente acquatico sia in grado di tollerare. Vari studi hanno dimostrato come esistano molti rumori provocati dall’uomo in grado di produrre effetti negativi sui diversi tipi di organismi marini. Le principali fonti di inquinamento acustico marino sono rappresentate da:

Attività di ricerca dei giacimenti di combustibili fossili: per individuare i depositi di gas e petrolio si effettua la scansione dell’area prescelta utilizzando gli airguns (cannoni d’aria che permettono di generare onde sonore sottomarine) e l’eco di queste onde viene riflessa dal fondale rivelando la presenza e il tipo di giacimento. Si tratta di rumori di fortissima intensità e bassissima frequenza per cicli che durano per settimane o mesi: il ritmo è di uno sparo ogni 10/12 secondi con intensità fino ai 260 decibel. Tale livello può provocare la perdita dell'udito in cetacei e pesci mentre le tartarughe possono sviluppare atteggiamenti di allarme e fuga, cioè reazioni di stress.

Sonar (per usi militari o civili): i sonar possono indurre, in particolare nei cetacei, anomalie nel comportamento, perdita temporanea o permanente dell’udito, lesioni gravi e, in alcuni casi, la morte. Possono verificarsi lesioni da baro trauma ed embolia (in seguito a reazioni comportamentali estreme in immersione) ed episodi di disorientamento: nel corso degli ultimi anni sono stati documentati, in varie parti degli oceani, numerosi e frequenti episodi di spiaggiamento di mammiferi marini, sempre in concomitanza con esercitazioni di navi militari che utilizzavano apparecchiature sonar. Il rumore rende poi difficile all'animale identificare segnali fondamentali per la sopravvivenza quali i suoni utilizzati abitualmente per comunicare e quelli emessi da prede o predatori.

Sviluppo edilizio costiero: in particolare si fa riferimento alla costruzione di fondamenta in mare che prevede l’infissione di pali attraverso dei pesi. I rumori immessi nell’ambiente possono mascherare i segnali di comunicazione della Balenottera comune e del Capodoglio. E’ stato rilevato inoltre che le balenottere possono smettere di produrre suoni o abbandonare l’area.

Traffico marittimo: è in costante aumento ed esistono delle vere e proprie “autostrade del mare”. In particolare nel Mare Mediterraneo, che rappresenta solo lo 0,7% della superficie totale dei mari del pianeta, si muove attualmente un terzo del traffico mondiale delle merci trasportate via nave. Il rumore legato al traffico marittimo è prodotto principalmente dalla cavitazione delle eliche, dalle vibrazioni dei motori e dallo spostamento dell'acqua attraversata dallo scafo in movimento. Un fenomeno in grande crescita che si aggiunge al traffico marittimo è quello delle grandi navi da crociera.

Altre forme di disturbo sono rappresentate dalle attività di pesca e dagli impianti eolici.

Le modalità di percezione dei suoni e le reazioni al rumore possono variare da specie a specie. Oltre alle problematiche sopra descritte è stato rilevato che: i rumori delle esplosioni per il rilevamento sismico possono propagarsi attraverso l’acqua e uccidere lo zooplancton a più di un chilometro di distanza; il rumore può impedire agli animali di individuare le reti da pesca o i natanti; i rumori intensi possono provocare l'abbandono dell'habitat, la riduzione delle capacità riproduttive e una maggiore sensibilità alla malattia; il rumore delle navi aumenta i livelli dell’ormone dello stress negli animali con la conseguenza che gli stessi siano indotti a trascorrere più tempo nel monitoraggio dei segnali di pericolo e meno tempo nella cura della prole; in seguito ad un forte rumore, è stato osservato che i delfini reagiscono cambiando tono nel loro verso mentre alcune megattere smettono di cantare; i suoni forti e improvvisi possono causare danni fisici mentre il rumore di fondo persistente, come quello a bassa frequenza prodotto dalle navi in transito, sembra essere associato a stress cronico nei cetacei.

I rumori prodotti dalle attività umane in mare si sono progressivamente aggiunti ai suoni ambientali e il problema dell’inquinamento acustico negli ambienti marini si somma alle altre forme di inquinamento. Ogni sistema ha delle risorse per adattarsi a situazioni nuove a patto che non venga superato un certo limite. Il sovraccarico minaccia la salute dell’ambiente e quella dell’uomo portando a squilibri che saranno poi difficilmente bilanciabili.

Oltre ad essere una fonte di nutrimento anche per l’uomo, il mare può evocare molti significati simbolici: come acqua rappresenta la vita, come spazio dà il senso di avventura, come onda gigante trasmette l’idea di forza, attraverso le piccole onde evoca l’idea di calma, tranquillità e armonia. La consapevolezza delle risorse e di tutto ciò che di buono il mare può dare all’uomo dovrebbe essere di aiuto per comprendere quanto l’ambiente acquatico debba essere salvaguardato e trattato con rispetto.

Se si prova a mettere la testa sott’acqua tenendo gli occhi chiusi è immediato che gli altri sensi, in particolare l’udito, diventino di primaria importanza. I suoni sono diversi, più ovattati e allo stesso tempo più forti. Si può percepire il suono dell’acqua che si muove e quello delle bollicine d’aria che si formano quando si nuota. E se si pensa per esempio al “plouf” di una conchiglia che cade in mare